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THE WORKS OF ELENA FERRANTE: Reconfiguring the Margins - Separating Fad ...

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Stewart Wallis: Why We Need A New Economic System

"Wellbeing is not only about feeling good but is also about functioning well, be resilient, flourishing.


“Uccisa in nome della verità: Vita e attività di Daphne Caruana Galizia”

Daphne Caruana Galizia, 53 anni, tra le più coraggiose giornaliste europee dei nostri tempi, viene assassinata da un’autobomba. Avendo già pubblicato attraverso il suo blog i loschi intrecci dei politici maltesi coinvolti nei Panama Papers, Daphne s’accingeva a svelare altre notizie scottanti sulla corruzione nel mondo politico maltese e i suoi legami con società offshore e regimi dittatoriali post-sovietici, sul commercio di passaporti europei, il contrabbando di petrolio dalla Libia e sui rapporti tra la ‘Ndrangheta e Malta. Ad un anno dall’assassinio di Daphne, il libro “Uccisa in nome della verità: Vita e attività di Daphne Caruana Galizia” edito da The Pertinent Press; Il libro – curato da Joseph A. Debono e Caroline Muscat, tradotto da Paula Giannoni – è una raccolta di saggi che vuole far conoscere al pubblico italiano la vita e il lavoro di Daphne Caruana Galizia: quel fatidico giorno, l’esplosione – improvvisa, violenta, spietata – ha stroncato la vita non solo di una madre, m…

"Non ascoltate quelli che vi dicono 'è impossibile' 'non puoi farcela'

Le parole d'incoraggiamento di Alessia Cerantola ai laureati Cafoscarini raccolti in piazza San Marco in una cerimonia che ricorda quella vista in tanti film americani,  suonano come il nuovo Manifesto della generazione degli anni Ottanta, scritto da una che ha sfondato il "muro dell'impossibilità" eretto per impedire ai suoi sogni di volare.

Le parole d'ordine sono: collaborate non state da sole, viaggiate! Ispiratevi al passato ma lasciatelo dove stà, non riproponetelo, non permettete a nessuno di dirvi "E' impossibile" 

Monika Bulaji: la fotografa polacca che vive a trieste e le cui foto sono diventate dei murales che tappezzano il centro della città

Parlando del suo libro fotografico Nur sui suoi numerosi viaggi in Afganisthan, racconta: "Il mio istinto mi ha sempre portato verso l'Oriente perchè lo sento più affine alla mia sensibilità alla mia anima. Viaggiando per fotografare vi ho trovato ospitalità, spiritualità, più  bellezza nei rapporti umani. Forse in realtà questi viaggi li ho fati per me stessa, per stare meglio."

Il mio lavoro richiede una grande pazienza. Dedico molte ore alle persone, passo ore e ore dentro le case, le case di preghiera, la fotografia appare in qualche modo, ma non sempre è necessaria, è il frutto dell'accettazione che ho avuto in quel luogo, ma anche della capacità di rendermi quasi invisibile, diventare una parte di quella comunità, diventare una sintonia, non più un corpo estraneo che viene da un altrove. Più che una fotografia è un incontro.

Sulak Sivaraksa: The Structural Violence of the Global Economy

Economics of the doughnut by KATE RAWORTH