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"Non ascoltate quelli che vi dicono 'è impossibile' 'non puoi farcela'

Le parole d'incoraggiamento di Alessia Cerantola ai laureati Cafoscarini raccolti in piazza San Marco in una cerimonia che ricorda quella vista in tanti film americani,  suonano come il nuovo Manifesto della generazione degli anni Ottanta, scritto da una che ha sfondato il "muro dell'impossibilità" eretto per impedire ai suoi sogni di volare.

Le parole d'ordine sono: collaborate non state da sole, viaggiate! Ispiratevi al passato ma lasciatelo dove stà, non riproponetelo, non permettete a nessuno di dirvi "E' impossibile" 

Intervista a Tiziana Barillà sul suo libro "Mimmo Capatosta"

L'esperienza di Riace è sotto i riflettori ora che il tema dell'accoglienza di nuovo infuria. La giornalista di Reggio Calabria Tiziana Barillà racconta in un libro (2017) la storia dall'inizio quando nel 1998 arrivano, sembra addirittura qualche centinaia di curdi, in un pittoresco veliero d'altri tempi, sulle coste davanti a Riace e le persone che le fanno sbarcare, tra cui il futuro sindaco Mimmo Lucano e il futuro presidente della cooperativa Tonino Petronio, subito pensarono che quelli potevano diventare futuri concittadini del borgo di sopra, ormai abitato solo da vecchi. Chiamano i vecchi proprietari delle case ormai abbandonate, emigrati per lo più in Argentina, e chiedono se possono ospitare i profughi. I calabresi rispondono di si.

Ora dopo vent'anni d'integrazione riuscita, Riace è "un modello di business" come dice Salvini o "un modello dell'accoglienza" come dice Mimmo Lucano? Sarebbe interessante indagare...

Monika Bulaji: la fotografa polacca che vive a trieste e le cui foto sono diventate dei murales che tappezzano il centro della città

Parlando del suo libro fotografico Nur sui suoi numerosi viaggi in Afganisthan, racconta: "Il mio istinto mi ha sempre portato verso l'Oriente perchè lo sento più affine alla mia sensibilità alla mia anima. Viaggiando per fotografare vi ho trovato ospitalità, spiritualità, più  bellezza nei rapporti umani. Forse in realtà questi viaggi li ho fati per me stessa, per stare meglio."

Il mio lavoro richiede una grande pazienza. Dedico molte ore alle persone, passo ore e ore dentro le case, le case di preghiera, la fotografia appare in qualche modo, ma non sempre è necessaria, è il frutto dell'accettazione che ho avuto in quel luogo, ma anche della capacità di rendermi quasi invisibile, diventare una parte di quella comunità, diventare una sintonia, non più un corpo estraneo che viene da un altrove. Più che una fotografia è un incontro.

Sulak Sivaraksa: The Structural Violence of the Global Economy

Economics of the doughnut by KATE RAWORTH

ENZO BIAGI INTERVISTA ADRIANA ZARRI