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Mark Williamson: Action for Happiness





Action for Happiness
Questo movimento mira a sollecitare i governi, le istituzioni e i luoghi di lavoro a porre la felicità al centro delle loro politiche educative, sociali e della sanità. E il loro intento è globale, non si limita all’Inghilterra, dove è nato. Infatti hanno raggiunto 20.000 membri in 120 paesi nel mondo. Al momento di unirsi al movimento il nuovo membro fa una promessa “Cercherò di creare più felicità e meno infelicità”. Il credo alla base del movimento è che ogni persona si deve coinvolgere a livello personale per “creare” più felicità nella sua vita e in quella degli altri, con questo scopo in mente, deve fare 3 azioni quotidiane, come genitore, collega, vicino di casa, amico, amica. Quindi Action for Happiness agisce su due fronti: il grande quadro del mondo e quello individuale delle persone.

La più recente idea del movimento è un “corso sulla felicità”.
Londra 2016. Il Dalai Lama ha inaugurato il primo di una vasta serie di corsi in UK che hanno per oggetto la felicità. I corsi mirano a due obiettivi: da una parte divulgano le ultime ricerche scientifiche sulla felicità per renderle fruibili al maggior numero di persone, dall’altra mettono in contatto le persone tra di loro per aumentare la socialità nel paese. Il concetto di fondo è il principio che Gandhi espresse nella frase: “Noi dobbiamo essere il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo” e che non ci può essere felicità da soli, benessere solo per me, ma anche per gli altri, per la comunità in cui vivo, per il mondo.
I corsi vogliono esplorare questioni importanti per ogni essere umano: Che cosa conta davvero nella vita? Che cosa realmente ci fa felici? Come dovremo trattare gli altri? Possiamo pensare alla felicità come al bene supremo?

I fondatori si definiscono “innovatori sociali”, come ad esempio Mark Williamson, direttore di Action for Happiness, che parte dalla domanda “Come dovremmo misurare il progresso?”. Negli ultimi vent’anni la risposta è stata ”Dall’aumento della ricchezza” ma le statistiche ormai ci confermano che più ricchezza non corrisponde a più felicità.
Fiorella Connie Carollo